Fentanyl 50
La poesia di Fentanyl 50 è poesia dell’accudimento, della cura. La poesia di una ritualità tutta corporale, di una vera e propria liturgia dell’assistenza amorosa che mette in gioco un rapporto così primario e così radicato qual è quello tra madre e figlio, la mater dolorosa che il figlio segue in un calvario di cui poeticamente traduce le stazioni, componendo un piccolo vangelo di azioni e riflessioni. Una madre, un figlio, e un coprotagonista – il Fentanyl appunto – che attraversa tutto il libro, adiuvante essenziale e ospite grato, che consente di attenuare gli assalti del male, le sghembe insidie della malattia feroce: l’aiutante “magico”, il compagno di un viaggio di remissione che la poesia di Duberti riesce a tradurre in segrete e lacerate consonanze.
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