UBE "El Reventon" 2024
UBE “El Reventón” 2024 di Ramiro Ibáñez è un bianco di Sanlúcar da Palomino Fino del pago El Reventón UBE “El Reventón” 2024 di Ramiro Ibáñez nasce a Sanlúcar de Barrameda, dentro quel Marco de Jerez che oggi sta ritrovando una parte antica della propria identità: non solo vini fortificati, ma bianchi secchi, territoriali, capaci di raccontare con precisione albariza, flor, vento atlantico e distanza dal mare. Ramiro Ibáñez lavora su questa memoria con uno sguardo quasi archeologico, riportando al centro il Palomino Fino e i singoli pagos come luoghi agricoli, non semplici nomi di zona. El Reventón è un pago interno di Sanlúcar, vicino al fiume Guadalquivir, segnato da pendenze più marcate e da suoli di albariza compatta. Le uve di Palomino Fino provengono da vigne giovani, di circa 15 anni, su tosca cerrada; la fermentazione avviene spontaneamente in vecchie botas, senza controllo della temperatura. Il vino resta poi nelle stesse botas per alcuni mesi, sviluppando un velo iniziale di flor e proseguendo con un affinamento più ossidativo. È un bianco andaluso asciutto, profondo e salino, lontano dall’idea semplice di vino bianco fresco: qui la materia nasce dal suolo, dal legno vecchio e dal respiro di Sanlúcar. Denominazione: VT Cádiz Vitigni: Palomino Fino Grado Alcolico: 13% Vigneti: Pago El Reventón, a Sanlúcar de Barrameda, su una collina vicina al fiume Guadalquivir; vigne di Palomino Fino di circa 15 anni su albariza di tipo tosca cerrada. Vinificazione: Fermentazione spontanea in vecchie botas, senza controllo della temperatura. Affinamento nelle stesse botas per circa 9 mesi, con sviluppo iniziale del velo di flor e successiva evoluzione ossidativa. Temperatura di Servizio: 10-12°C La Cantina: Ramiro Ibáñez Ramiro Ibáñez è uno dei nomi centrali nella riscoperta contemporanea dei vini non fortificati del Marco de Jerez. Con il progetto Cota 45, nato a Sanlúcar de Barrameda, lavora sul rapporto tra Palomino, albariza, pagos storici e vecchie pratiche di cantina, cercando di restituire ai vini bianchi andalusi una dimensione territoriale precisa. La sua ricerca attraversa geologia, storia locale, vitigni dimenticati e affinamenti in botas usate, con l’obiettivo di far parlare Sanlúcar non come stile unico, ma come mosaico di suoli, distanze dal mare, flor e memoria agricola.
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