Monte Bianco per la Via Normale Italiana: Via del Papa dal Rifugio Gonella con Guida Alpina

Monte Bianco per la Via Normale Italiana: Via del Papa dal Rifugio Gonella con Guida Alpina

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Monte Bianco per la via normale italiana con guida alpina: due giorni dal Rifugio Gonella La via normale italiana al Monte Bianco, detta anche Via del Papa, sale in due giorni dalla Val Veny al Rifugio Gonella (3071 m) e da qui alla vetta (4810 m) per il ghiacciaio del Dôme, il Piton des Italiens e la cresta delle Bosses, con discesa sul versante francese. La proponiamo solo con rapporto 1:1, una guida alpina UIAGM per un partecipante, con una quota guida di € 1.900, su richiesta da inizio giugno a fine luglio. È la via normale più lunga e selvaggia del Bianco: poco tecnica ma molto faticosa, con una giornata di vetta di 12 o 15 ore, circa 1.800 metri di salita e oltre 2.400 di discesa. È adatta solo ad alpinisti molto allenati, già acclimatati e con esperienza recente sopra i 4000 metri. Il primo giorno si risale il ghiacciaio del Miage fino al Rifugio Francesco Gonella, sospeso sopra il ghiacciaio del Dôme. Il secondo si parte all’una di notte, si raggiunge la vetta e si scende in Francia per la via del Goûter fino al Nid d’Aigle, con rientro a Courmayeur in giornata. Chi preferisce tornare dal versante italiano aggiunge un terzo giorno, con una seconda notte al Gonella. Guarda il nostro video sul Monte bianco dalla via del Papa: un viaggio immersivo nella montagna più alta delle alpi. Le tappe della via normale italiana: quote e passaggi La salita si divide in due giornate molto diverse: un lungo avvicinamento di circa 1.400 metri fino al Rifugio Gonella e una giornata di vetta di circa 1.740 metri di salita e oltre 2.400 di discesa. Punto Quota Cosa si incontra La Visaille, Val Veny 1659 m Partenza a piedi, lago Combal e morena del Miage Rifugio Francesco Gonella 3071 m Fine del primo giorno: circa 1.400 m di salita in 4 ore e mezza o 5 ore e mezza Col des Aiguilles Grises 3811 m Dopo il ghiacciaio del Dôme, ripido e crepacciato, percorso di notte Piton des Italiens 4003 m Lungo la cresta nevosa ed esposta verso il Dôme du Goûter Dôme du Goûter 4304 m Incontro con la via normale francese Capanna Vallot 4362 m Ricovero di emergenza, inizio della cresta delle Bosses Monte Bianco 4810 m Vetta: circa 1.740 m sopra il rifugio, 6 ore e mezza o 8 ore e mezza Rifugio del Goûter 3835 m Discesa sul versante francese Grand Couloir circa 3300 m Canale esposto alla caduta di sassi, da attraversare entro le 11 Rifugio de Tête Rousse 3167 m Ultimo tratto su sentiero Nid d’Aigle 2372 m Fine della discesa, oltre 2.400 m sotto la vetta; treno a cremagliera per la valle Quanto è dura la via normale italiana: molto faticosa, poco tecnica A chi ci chiede quanto è dura rispondiamo “tanto”, a chi chiede quanto è tecnica “non tanto”. Le difficoltà alpinistiche restano contenute (PD o PD+ secondo le condizioni), ma la giornata di vetta arriva dopo la fatica del Miage del primo giorno e la discesa in Francia comincia dopo 6 o 7 ore di salita in quota: è l’insieme che la rende estenuante. Nella nostra esperienza dalla via italiana arrivano in vetta circa 6 clienti su 10, contro circa 95 su 100 dalla via normale francese. Quando abbiamo rinunciato è stato quasi sempre per la stessa ragione: persone sfinite e in ritardo sulla tabella di marcia, fermate al Dôme du Goûter o alla Capanna Vallot e accompagnate a valle dal versante francese, senza la cima. I tre passaggi da non sottovalutare I punti più delicati sono i crepacci del ghiacciaio del Dôme, la cresta dopo il Piton des Italiens e il Grand Couloir in discesa. Ghiacciaio del Dôme: i crepacci possono essere enormi e profondissimi e si attraversano in piena notte, sulla traccia scelta dalla guida in base al rigelo. Cresta del il Piton des Italiens: lunga ed esposta, a tratti rocciosa ma per lo più nevosa, anche questa percorsa al buio. Grand Couloir: il canale sotto il Rifugio del Goûter è esposto alla caduta di sassi e va attraversato prima delle 11, per questo la discesa chiede di muoversi in fretta anche da stanchi. Perché le cadute di sassi aumentano con il caldo lo spieghiamo nell’articolo su perché le montagne stanno crollando. La variante sulla cresta delle Aiguilles Grises, in parte attrezzata, aggiunge terreno tecnico e molte ore a una giornata già lunga. La usiamo solo se il ghiacciaio del Dôme non è in condizioni, e anche in quel caso il consiglio della guida è rimandare all’anno successivo e tornare nel periodo giusto. Il consiglio della guida Per Carlo Alberto Montorsi, che ha raggiunto la vetta dal Gonella sei volte, è la via più bella per arrivare in cima al Bianco, ma anche la più esigente. Anche Filippo Precetti, guida alpina di WB Guides, l’ha salita sei volte. Ho salito il Monte Bianco dal Gonella sei volte e altrettante volte mi sono dovuto fermare prima della cima, perché i clienti non avevano capito quanto potesse essere estenuante. È un versante meraviglioso, direi himalayano, per quanto è aspro e isolato. È il modo più bello per salire sul Monte Bianco, lontano dalla folla, in un ambiente maestoso e selvaggio. Ma, purtroppo, c’è un ma: richiede un allenamento di altissimo livello. Carlo Alberto Montorsi, Guida Alpina Maestro di Alpinismo IFMGA Via normale italiana o via normale francese: quale scegliere La via italiana è per persone molto allenate che vogliono una salita più intima e selvaggia; la via francese dal Goûter è alla portata di molte più persone. Dal Gonella alla vetta ci sono circa 1.740 metri di dislivello contro i circa 1.000 dal Rifugio del Goûter, il primo giorno è più lungo e la cordata è sempre di un solo partecipante. In cambio si sale un versante poco frequentato, senza impianti durante la salita, e si percorre una vera traversata dall’Italia alla Francia. Se cerchi più probabilità di arrivare in cima, o vuoi salire in due con la stessa guida, la scelta giusta è la via normale francese dal Goûter. Vedi il video Monte Bianco dal rifugio Gouter Alba poco prima della cima. Il confronto tra le quattro vie normali, con vantaggi, svantaggi e prezzi, è nella pagina Monte Bianco con guida alpina: le vie normali. A chi è rivolta la salita La via normale italiana è riservata ad alpinisti con un allenamento da trail runner, un acclimatamento recente e confidenza con ramponi, piccozza ed esposizione. Il riferimento che usiamo è semplice: chi aspira a questa salita deve saper fare 2.500 metri di dislivello in 5 o 6 ore a bassa quota. Non è adatta come primo quattromila: prima della conferma la guida valuta il curriculum e può proporre una salita di preparazione insieme.

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