Brut Blanc de Noirs
Nonostante la sede della Maison sia a Hautvillers, la scheda tecnica indica per questo Blanc de Noirs una provenienza più ampia: Aube, Vallée de la Marne e Haute Vallée de la Marne. Non è quindi l’espressione di una singola parcella, ma un assemblaggio geografico costruito attraverso differenti declinazioni del Pinot Noir. Il sottosuolo champenois è un mosaico prevalentemente calcareo, composto da gesso, marne e calcari più compatti. Materiali porosi che favoriscono il drenaggio e, nello stesso tempo, trattengono una preziosa riserva d’acqua per la vite. Il Pinot Noir trova particolarmente congeniali questi terreni freschi e calcarei, dai quali ricava struttura, energia e quella tensione capace di impedire alla potenza di sedersi troppo comodamente. I vigneti presentano una densità media di circa 9.000 ceppi per ettaro, con rese dichiarate comprese fra 60 e 70 ettolitri per ettaro. La vendemmia, come previsto nella denominazione Champagne, viene eseguita interamente a mano: una necessità fondamentale quando si vuole ottenere un vino bianco da uve nere. Il Pinot Noir possiede infatti buccia scura ma polpa e succo chiari. Il segreto del Blanc de Noirs non è quindi l’alchimia, ma la rapidità: i grappoli devono arrivare integri alla pressa ed essere lavorati delicatamente, limitando al minimo il contatto fra mosto e bucce per evitare l’estrazione del colore. Seguono la vinificazione del vino base, la presa di spuma con la seconda fermentazione in bottiglia, l’affinamento sui lieviti, il remuage, la sboccatura e il dosage finale. Il residuo zuccherino dichiarato è di 6 g/l: ufficialmente Brut, ma collocato esattamente sul limite superiore previsto per la categoria Extra Brut. Un dettaglio tutt’altro che burocratico, perché aiuta a spiegare la sensazione di precisione e vivacità che bilancia la naturale corpulenza del Pinot Noir. Nel calice si presenta di un luminoso oro chiaro. Il naso è profondo, dominato dai piccoli frutti rossi, con possibili richiami alla prugna, alla ciliegia, alla violetta e alla pasticceria secca. Il sorso è ampio, rotondo e vinoso, sostenuto da una struttura riconoscibile e da un’effervescenza fine che alleggerisce il passo senza togliere sostanza. Ciò che lo distingue da molti suoi pari è proprio questo equilibrio, offrendo corpo, profondità e freschezza anche grazie ad un dosaggio ridotto. La Maison lo definisce, molto opportunamente, uno Champagne da tavola: usarlo soltanto per il brindisi sarebbe come invitare un ottimo attore e concedergli una sola battuta. Gli abbinamenti ideali comprendono maialino da latte con la cotenna croccante, anatra o faraona arrosto, cotoletta alla milanese, ossobuco, vitello, risotto ai porcini o al tartufo e formaggi a pasta dura ben stagionati. La vinosità sostiene piatti importanti, mentre bollicina e freschezza ripuliscono il palato dalle componenti grasse. L’abbinamento logicamente azzardato è con anguilla laccata al miso e salsa di soia: la consistenza grassa del pesce incontra la struttura del Pinot Noir, l’umami dialoga con la vinosità e il dosage contenuto accompagna la laccatura senza trasformare la cena in un dessert. Da servire a 9-10 °C in un calice a tulipano o in un bicchiere da vino bianco non troppo stretto. La flûte può anche restare in vetrina: questo Champagne ha parecchie cose da raccontare e gradisce un po’ di spazio.
Specifications
- Tipo
- Bianco, Metodo Classico
- Paese
- Francia
- Regione
- Champagne
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