Nepal silenzio e caos
Nepal: dal caos al silenzio Dimenticate le cartoline patinate e le visioni rassicuranti del Nepal e dell’Himalaya. La Valle di Kathmandu, ad aprile, è un’esplosione fisica di corpi, metallo, fuoco e devozione. Questo Viaggio Fotografico di 11 giorni è un’immersione nel cuore del Nepal, pensata per chi sente il desiderio di vivere un’esperienza profonda e spingere il proprio sguardo oltre la classica fotografia turistica. Foto: © Raffaele Petralla Il viaggio: Il nostro itinerario è un cortocircuito visivo tra due estremi: l’adrenalina dei riti di Capodanno e il silenzio assoluto dell’isolamento rurale. Durante tutto il viaggio lavoreremo intensamente sulla lettura della luce, imparando a sfruttare la penombra, le ombre chiuse e i chiaroscuri naturali delle architetture medievali. Ci concentreremo sui gesti: la lentezza rituale dei pellegrini, le mani degli artigiani al lavoro, fino alla tensione fisica nel caos dei festival. Impareremo a isolare i soggetti nel disordine, a scattare ritratti ambientati intensi e a utilizzare tecniche come il mosso creativo per restituire non solo l’immagine, ma l’atmosfera vibrante del momento. Foto: © Raffaele Petralla Nelle Viscere della Valle Inizieremo esplorando le ombre. Ci muoveremo nei cortili nascosti di Patan, documentando da vicino le corporazioni Newari che forgiano enormi statue di bronzo tra fumi e polvere di metallo. Affronteremo la fotografia statica e contemplativa a Pashupatinath, lavorando sulle pire crematorie lungo il fiume Bagmati: fumo denso, corpi avvolti nei sudari e i volti segnati dei Sadhu. Sarà un esercizio continuo sulle texture ruvide e sulla densità dell’atmosfera. L’Estasi del Bisket Jatra Nel cuore del viaggio, saremo inghiottiti dal Capodanno Nepalese a Bhaktapur. Il Bisket Jatra non è una parata, è uno “scontro fisico”. Lavoreremo in mezzo alla folla in festa, fotografando la tensione muscolare e il sudore delle fazioni che si sfidano al tiro alla fune per trainare i giganteschi carri di legno. Impareremo a gestire la fotocamera nel caos, sfruttando la polvere sollevata per raccontare l’estasi collettiva, fino allo schianto del grande tronco cerimoniale e all’esplosione di polvere vermiglia del Sindoor Jatra. Foto: © Raffaele Petralla L’Ascesa e il Silenzio Quando l’adrenalina toccherà il culmine, cambieremo radicalmente ritmo. Lasceremo i bagagli pesanti in città e, in assetto leggero, saliremo a piedi sui crinali dello Shivapuri (2.000 metri). Entreremo in un villaggio di etnia Tamang, dormendo in una spartanissima teahouse di montagna. Condivideremo il freddo della sera scaldandoci attorno al fuoco di una stufa a legna, cenando con il tradizionale Dal Bhat himalayano (un corroborante pasto montano puramente vegetale). Sarà l’occasione per esercitarsi in una ritrattistica intima e silenziosa, illuminata solo dalle fiamme, prima di uscire all’alba per catturare la nebbia che avvolge i terrazzamenti agricoli. Foto: © Raffaele Petralla La Didattica, il Confronto e l’Editing Non si rientra solo con dei buoni scatti, ma con un racconto visivo personale. L’editing non sarà relegato alla fine del viaggio, ma diventerà una pratica costante: ogni giorno, compatibilmente con i ritmi sul campo (solitamente prima di cena). Seguendo la Nostra Formula ci ritaglieremo un momento per visionare insieme il lavoro svolto. La condivisione e il confronto sono i pilastri della nostra didattica. Ognuno sarà seguito dal Capogruppo passo dopo passo in base al proprio livello, assecondando le proprie propensioni e i propri interessi, imparando enormemente anche dalla visione e dall’analisi degli scatti altrui. Al ritorno del viaggio, in un momento meno frenetico faremo un momento finale di editing ON LINE che rappresenterà la sintesi di questo percorso: un’ultima sessione di editing per selezionare le immagini conclusive, dando forma e coerenza al racconto, dal rosso caotico dei festival al nero fumoso del villaggio rurale. Un’esperienza umana e fotografica per imparare a fotografare non solo quello che si vede, ma soprattutto l’atmosfera che si respira. Foto: © Raffaele Petralla
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