Primitivo "La Dote di Manuvé" Affinato in anfora - Jorche
Ci sono vini che si giudicano con il metro consueto, e poi c'è La Dote di Manuvé. Dieci anni in capasone, l'anfora di terracotta della tradizione pugliese, e un Primitivo che nel frattempo ha lasciato per strada il colore per guadagnare tutt'altro: uno stile ossidativo, una leggera dolcezza e un'acidità che nessuno si aspetta. Non è un vino per tutti, ed è esattamente il punto. Primitivo 100% da viti di 40 anni in Salento, su terra rossa ricca di ossidi di ferro su strati di arenaria. Allevamento a cordone speronato, resa contenuta a 60 ql per ettaro, vendemmia manuale in cassette. In cantina pigiatura soffice, fermentazione a temperatura controllata e lunga macerazione sulle bucce, con resa in vino del 60%. Poi dieci anni in anfora — il tempo che serve a un vino per diventare un'altra cosa. Nel calice è brillante, color ambra. Al naso il registro è tutto terziario: albicocche sotto spirito, zest d'arancia, frutta secca (noci, mandorle, nocciole), fichi essiccati al sole, caramello e liquirizia. In bocca è strutturato e avvolgente, eppure — ed è qui che spiazza — straordinariamente fresco. Un pezzo di Puglia antica, di quelli che si aprono quando c'è qualcuno che vale la pena di sorprendere. Abbinamenti consigliati: selezione di formaggi stagionati ed erborinati dall'intensa aromaticità. Piatto tipico ideale: pecorino di media stagionatura con confettura di fichi.
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