Le verità prismatiche
Dopo il suo primo avvincente romanzo, ‘La morte di Virginia Martinis de Julio’, incentrato sulla storia di una famiglia del Sud, denso di suggestioni e di acute riflessioni inerenti un universo umano e sociale indagato nelle sue tradizioni più radicate, Vincenzo Bisceglia ci propone ora un’opera di segno diverso, attraversata dall’attitudine, sensata e lodevole attitudine, a dubitare delle certezze conclamate, delle verità considerate assolute e inoppugnabili, ponendo, al contrario, l’accento sull’essenza della “verità”, che è, considerate le infinite prospettive da cui i singoli individui percepiscono e interpretano la realtà (e i fatti), per sua natura frequentemente “prismatica”. Il tema è assai attuale, forse drammaticamente attuale, in un’epoca dominata da una comunicazione non più ‘meditata’ ma proposta, ‘hic et nunc’, senza la mediazione di un ragionamento il più possibile obiettivo, in maniera istintiva e spesso viziata da visioni di parte. Attraverso le vicende personali, le esperienze, le storie familiari e gli incontri decisivi dei personaggi, magistralmente caratterizzati dall’autore, che in un coinvolgente crescendo portano a un finale inaspettato, emerge con evidenza la distorsione dell’approccio alla ‘verità’, troppo spesso soggetta alla manipolazione e ad un uso strumentale o addirittura a false e devianti informazioni…Da qui l’elogio del dubbio, peraltro saggiamente alimentato nel tempo da pensatori, intellettuali e scrittori di indiscusso valore.
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